domenica 9 aprile 2017

ACCETTAZIONE TACITA DI EREDITA’ – VOLTURA EFFETTUATA DALL’ALTRO CHIAMATO ALL’EREDITA’ – NON IMPORTA ACCETTAZIONE


Cass.civ., sezione sesta, ordinanza del 6 aprile 2017, n. 8980



La voltura catastale di beni del de cuius effettuata dagli altri coeredi non determina l’accettazione tacita dell’eredità da parte di tutti i chiamati all’eredità, bensì solo a favore di coloro che vi hanno provveduto.
A tale proposito, la Suprema Corte chiarisce che «l’accettazione tacita di eredità - pur potendo avvenire attraverso "negotiorum gestio", cui segua la successiva ratifica del chiamato, o per mezzo del conferimento di una delega o dello svolgimento di attività procuratoria - può tuttavia desumersi soltanto da un comportamento del successibile e non di altri, sicchè non ricorre ove solo l'altro chiamato all'eredità, in assenza di elementi dai quali desumere il conferimento di una delega o la successiva ratifica del suo operato, abbia fatto richiesta di voltura catastale di un immobile del "de cuius"».
È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con ordinanza del 6 aprile 2017, n. 8980.
Un fratello aveva citato in giudizio l’altro fratello per procedere allo scioglimento della comunione ereditaria scaturente dal decesso dei genitori (anno 1992; denuncia di variazione in catasto: anno 1993), nonchè della comunione ordinaria derivante dall'acquisto ad opera dei due fratelli di un bene immobile (atto del 4 gennaio 1977).
Il punto della questione attiene alla spettanza dei diritti successori da parte di colui che non ha provveduto alla voltura catastale dei beni del defunto. Osservano i giudici che la voltura catastale dei beni già in capo al de cuius da parte di uno solo dei chiamati, non determina l’accettazione dell’eredità anche a favore degli altri chiamati in quanto l’accettazione tacita di un’eredità deve per forza derivare da un comportamento del chiamato (e non di altri). Ciò non toglie che sia possibile accettare tacitamente l’eredità tramite soggetti terzi ma deve essere stata a tal fine conferita, da parte dell’interessato, una delega, oppure, deve essere stato ratificato l’operato di colui che ha agito.
In conclusione, per stabilire se vi sia stata o meno accettazione tacita dell’eredità per opera di un soggetto diverso dal chiamato, occorre indagare se chi ha speso il nome del chiamato o ha agito come suo mandatario, era munito di una delega o di una procura o se il chiamato abbia "fatto proprio" il comportamento del terzo tramite ratifica del suo operato.
Spetta al giudice di merito l’indagine circa la sussistenza delle circostanze che hanno determinato l’accettazione tacita dell’eredità.