giovedì 31 marzo 2016

COMUNIONE EREDITARIA - DONAZIONE DI BENE ALTRUI – NULLITA’


Cass.civ., sezioni unite, sentenza del 15 marzo 2016, n. 5068

 

«La donazione di un bene altrui, benché non espressamente vietata, deve ritenersi nulla per difetto di causa, a meno che nell'atto si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell'attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio. Ne consegue che la donazione, da parte del coerede, della quota di un bene indiviso compreso in una massa ereditaria è nulla, non potendosi, prima della divisione, ritenere che il singolo bene faccia parte del patrimonio del coerede donante»
È quanto deciso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza del 15 marzo 2016, n. 5068.
Pertanto, nel caso in cui si crei una comunione ereditaria incidentale su taluni beni, anteriormente alla divisione il singolo coerede non può donare la quota del bene indiviso ricompreso nella massa comune. Presupposto essenziale affinché sia possibile disporre di beni in comunione è che al momento della donazione il bene si trovi nel patrimonio del donante.
Il caso concreto ha riguardato una complessa vicenda nella quale si erano intrecciate due successioni a causa di morte e, quindi, sui beni facenti parte delle masse ereditarie concorrevano soggetti appartenenti a stirpi diverse, tanto che si era reso necessario procedere allo scioglimento della comunione mediante divisione dei beni attribuendo, per l’appunto, a ciascuna stirpe beni corrispondenti alle quote di diritto di ciascuna di esse.
Particolarità della vicenda è che, instauratosi un contraddittorio tra i condividenti, taluni di essi avevano richiesto all’autorità giudiziaria che tra i beni da dividere fossero inclusi anche quelli oggetto di una donazione di immobili (per quanto concerne il diritto di nuda proprietà) stipulata da un condividente (successivamente deceduto) a favore del nipote, della quale avevano dedotto la nullità per inesistenza dei beni donati nella sfera giuridica del donante (a loro parere, in un simile contesto, infatti, ricorreva il caso della donazione di beni soggettivamente futuri, ai sensi dell’art. 771 c.c.).
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (chiamate a pronunciarsi sulla questione dalla seconda sezione), condividendo siffatta posizione, hanno quindi reso il principio di diritto sopraindicato, in base al quale è nulla la donazione di beni appartenenti non al donante ma pro indiviso a più comproprietari per quote differenti e donati (in quota) da uno dei coeredi e ciò siccome il coerede non può disporre di una quota del singolo bene compreso nella massa destinata ad essere divisa, prima che la divisione venga operata e il bene entri a far parte del proprio patrimonio.
Peraltro, anche la Corte d’Appello di Reggio Calabria si era pronunciata in tal senso ed aveva evidenziato come possono «costituire oggetto di donazione solo ed esclusivamente i beni facenti parte del patrimonio del donante al momento in cui veniva compiuto l’atto di liberalità, tali non potendosi ritenere quelli di cui il donante era comproprietario pro indiviso di una quota ideale».
Le Sezioni Unite, richiamano inoltre un proprio precedente giurisprudenziale che aveva considerato fattispecie analoga a quella in esame come rientrante entro il perimetro dell’inefficicia; a tale proposito, secondo Cassazione 5 febbraio 2001, n. 1596, «[l]a donazione di beni altrui non può essere ricompresa nella donazione di beni futuri, nulla ex art. 771 c.c., ma è semplicemente inefficace e, tuttavia, idonea ai fini dell’usucapione abbreviata ex art. 1159 c.c., in quanto il requisito, richiesto dalla predetta disposizione codicistica, della esistenza di un titolo che sia idoneo a far acquistare la proprietà o altro diritto reale di godimento, che sia stato debitamente trascritto, va inteso nel senso che il titolo, tenuto conto della sostanza e della forma del negozio, deve essere idoneo in astratto, e non in concreto, a determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare».
Tuttavia, ad avviso dei giudici, «la mancanza, nel codice del 1942, di una espressa previsione di nullità della donazione di cosa altrui non può di per sé valere a ricondurre la fattispecie nella categoria del negozio inefficace»; inoltre «posto che l’art. 1325 cod.civ., individua tra i requisiti del contratto “la causa”; che, ai sensi dell’art. 1418, secondo comma, cod.civ. la mancanza di uno dei requisiti indicati dall’art. 1325 cod.civ. produce la nullità del contratto; e che l’altruità del bene non consente di ritenere integrata la causa del contratto di donazione, deve concludersi che la donazione di un bene altrui è nulla».