domenica 1 novembre 2015

COMUNIONE LEGALE DEI BENI - SCIOGLIMENTO - DIVISIONE ATTIVO E PASSIVO - DIRITTO ALLA RESTITUZIONE

Tribunale di Roma, sezione ottava, sentenza del 27 aprile 2015, n. 9124

 

Lo scioglimento del regime di comunione legale avviene per effetto della separazione personale tra i coniugi e l’effetto sopravvive fino al passaggio in giudicato della sentenza di separazione e, dunque, ha effetti ex nunc da quel momento; pertanto gli acquisti fatti da ciascuno dei coniugi, pendente il regime patrimoniale legale, prima della separazione, devono essere suddivisi in parti eguali perché costituiscono acquisto comune. Di conseguenza, la casa acquistata dalla moglie (pendente il regime della comunione legale), una volta intervenuta la separazione, deve essere divisa con l’ex marito.

A tal proposito, i giudici affermano che «in tema di scioglimento della comunione legale tra coniugi, la norma dell'art. 192, terzo comma, cod. civ. attribuisce a ciascuno di essi il diritto alla restituzione delle somme prelevate dal patrimonio personale ed impiegate in spese ed investimenti del patrimonio comune, e non già alla ripetizione - totale o parziale - del denaro personale e dei proventi dell'attività separata (che cadono nella comunione "de residuo" solamente per la parte non consumata al momento dello scioglimento) impiegati per l'acquisto di beni costituenti oggetto della comunione legale "ex" art. 177, primo comma lett. a), cod. civ., rispetto ai quali trova applicazione il principio inderogabile, posto dall'art. 194, primo comma, cod. civ., secondo cui, in sede di divisione, l'attivo e il passivo sono ripartiti in parti eguali indipendentemente dalla misura della partecipazione di ciascuno dei coniugi agli esborsi necessari per l'acquisto dei beni caduti in comunione, e insegnando la giurisprudenza che la divisione dei beni oggetto della comunione legale fra coniugi, conseguente allo scioglimento di essa, con effetto "ex nunc", per annullamento del matrimonio o per una delle altre cause indicate nell'art. 191 cod. civ., si effettua in parti eguali, secondo il disposto del successivo art. 194, senza possibilità di prova di un diverso apporto economico dei coniugi all'acquisto del bene in comunione, non essendo applicabile la disciplina della comunione ordinaria, nella quale l'eguaglianza delle quote dei partecipanti è oggetto di una presunzione semplice (art. 1101 cod. civ.), superabile mediante prova del contrario».

È quanto deciso dal Tribunale di Roma nell’ambito di un procedimento giudiziale volto a ripartire l’attivo e il passivo dei beni già in proprietà dei coniugi, a seguito dello scioglimento del matrimonio ed una volta determinata la consistenza del patrimonio.

Tra i beni ricompresi vi erano una casa sita in comune di Nettuno e taluni posti auto e garage ma, ad avviso della ex moglie, si trattava di beni suoi personali in quanto acquistati con danaro proprio.

Al fine di evitare la divisione di siffatte consistenze immobiliari non è risultato determinante un documento redatto dall’autorità giudiziaria di Bruxelles nel 1997 in quanto, ad avviso dei giudici, la separazione tra i coniugi era avvenuta nell’anno 2011, mentre, invece, l’acquisto dell’immobile nell’anno 2002, pendente il matrimonio ed il regime di comunione legale di beni.