sabato 7 marzo 2020

RINUNCIA ALLA CASA CONIUGALE ED ESENZIONE FISCALE EX L. 74/87 -commento a Ris. Ag. Entrate n. 39 del 10 febbraio 2020 - di Elisabetta Smaniotto

 

 

In Fiscalità Patrimoniale

Responsabile Scientifico: Thomas Tassani - Professore Ordinario di Diritto Tributario, Università di Bologna - Avvocato

 

 

1. Il principio di diritto

 

L’atto unilaterale di rinuncia all’assegnazione della casa coniugale da parte del coniuge assegnatario della medesima in occasione della separazione, e la relativa e susseguente cancellazione della trascrizione, non rientrano entro il perimetro di applicazione del regime fiscale previsto nell’articolo 19 della legge n. 74/1987, poiché una simile attività “è espressione della libera volontà dell'istante e come tale” non si tratta di un atto “collegato all'adempimento degli obblighi derivanti dal procedimento di scioglimento del matrimonio”.

In sostanza, non trattandosi di un obbligo, bensì di una facoltà manifestata dal rinunciante, sono dovute le proporzionali imposte di registro, ipotecaria, catastale, di bollo ed ogni altra tassa.

È quanto sostenuto dall’Agenzia delle Entrate nella risposta ad interpello n. 39 del 10 febbraio 2020.

Il regime fiscale di favore posto nell’articolo 19, l. n. 74/1987, il quale prevede che "tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi o cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui agli artt. 5 e 6 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, sono esenti dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa", può operare solo nella misura in cui si tratti di attività funzionalmente connesse alla risoluzione della crisi coniugale.

L’Ufficio ha argomentato la sua soluzione considerando che la norma agevolativa in parola ha natura speciale ed oggettiva e, come tale, essa investe solo le convenzioni patrimoniali che hanno origine unicamente nella separazione e nel divorzio, operando esclusivamente in relazione alle attribuzioni patrimoniali funzionalmente connesse alla risoluzione della crisi della famiglia, che ne rappresenta elemento qualificante.

 

2. Il caso

Una signora aveva proposto istanza di interpello all’Amministrazione finanziaria per avere chiarimenti in merito alla tassazione da applicare all’atto con cui essa stessa intendeva rinunciare all’attribuzione della dimora coniugale ed alla tassazione da applicare ai conseguenti adempimenti fiscali.

L’istante aveva esposto all’Ufficio che con verbale di separazione (trascritto solo dopo circa tre anni dall’assegnazione) aveva ottenuto l'assegnazione in godimento di un appartamento sito in Milano, di proprietà del coniuge, nel quale essa stessa parte istante era andata a vivere con le figlie dopo la separazione.

Alcuni anni dopo i coniugi avevano divorziato e nella relativa sentenza era stata inserita una clausola in virtù della quale, ove la signora assegnataria avesse lasciato l’appartamento, avrebbe dovuto rinunciare all’assegnazione medesima e procedere alla cancellazione della relativa trascrizione.

Ebbene, verificatosi l’evento del trasferimento in un altro immobile condotto in locazione, con le figlie ed il nuovo coniuge, l’istante era dunque venuta alla determinazione di adempiere a quanto previsto nella sentenza di separazione, ed ha quindi chiesto chiarimenti in ordine alla possibilità di godere dell'esenzione posta nell’articolo 19, prospettando all’Ufficio – il quale non ha però condiviso la posizione - di potersi avvalere del regime di favore in esame, trattandosi di attività preordinate ad ottemperare agli obblighi previsti dalla sentenza di divorzio.

 

3. La ratiodell’articolo 19 della Legge n. 74/1987

 

Il regime di esenzione posto nell’articolo 19 fonda le proprie basi nell'esigenza di agevolare l'accesso alla tutela giurisdizionale per coloro che stanno vivendo una difficile situazione a causa della crisi coniugale, nell’ottica di evitare il più possibile un’imposizione fiscale per risolvere una fase personale di evidente criticità.

In sostanza, il legislatore fiscale ha inteso “alleviare”, quanto meno sotto il profilo fiscale, le conseguenze che generalmente pone la difficile fase della separazione tra coniugi, privilegiando così i diritti della persona e sacrificando, quale contraltare, le pretese dell’Erario.

Proprio in un simile contesto devono essere osservati i diversi provvedimenti di prassi (circolare n. 27/2012) e giurisprudenza (Cost. 11 giugno 2003 n. 202; Cost. 15 aprile 1992 n. 176; Cass. 30 maggio 2005 n. 11458; Cass. 17 febbraio 2001 n. 2347) riferiti alla presenza di figli e al loro coinvolgimento nella separazione dei genitori.

Assai rilevante nella prassi operativa quotidiana è il contenuto della circolare n. 27/E del 21 giugno 2012 (§ 2 – Accordi di separazione e divorzio - 2.1 Disposizioni patrimoniali in favore dei figli effettuate in adempimento di accordi di separazione e divorzio), ove si è ritenuto di dover estendere il regime di esenzione previsto dall’articolo 19 della legge n. 74 del 1987 anche alle disposizioni patrimoniali in favore dei figli disposte in accordi di separazione e di divorzio, purché:

-il testo dell'accordo sia omologato dal Tribunale, al fine di garantire la certezza del diritto; e,

-sia esplicitamente previsto che l'accordo patrimoniale a beneficio dei figli costituisca elemento funzionale e indispensabile ai fini della risoluzione della crisi coniugale (CNN Studio n. 128/2012/T).

Esistono però dei limiti precisi affinché operi il regime di favore in esame, nel senso che esso può essere applicato solo ad atti ed accordi naturalmente correlati al procedimento di separazione o di scioglimento del matrimonio (Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 372/2007), e non già, ad atti che siano solo occasionalmente generati dalla separazione (Cass. 22 maggio 2002 n. 7493), ad atti e accordi di diversa natura realizzabili in qualunque momento (in tal senso si è espressa la risoluzione 19 ottobre 2005 n. 151 con riguardo ad atti di liberalità di beni in comunione con il coniuge, dalla madre al figlio).

Ove ciò fosse possibile, la norma si potrebbe facilmente prestare ad intenti elusivi(Cass. 3 dicembre 2001 n. 15231).

 

4. Conclusioni

 

In conclusione, è vero che il legislatore dell’articolo 19, l. n. 74/1987 ha inteso favorire i trasferimenti patrimoniali che trovano la propria causa nello scioglimento del matrimonio o nella cessazione degli effetti civili del matrimonio, tuttavia è necessario circoscrivere il perimetro applicativo della disposizione, al fine di evitare un uso distorto di una norma che trova la propria rationella precisa esigenza di favorire l’accesso alla tutela giurisdizionalenella fase di crisi della coppia.

Si può infine osservare che il tema dell’applicabilità o meno del regime di cui all’articolo 19, l. n. 74/1987 negli ultimi tempi è stato trattato con una certa frequenza dall’Amministrazione finanziaria chiamata a rispondere ad istanze di interpello in materia. A tal proposito, l’Ufficio ha di recente chiarito che:

- il regime di esenzione dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa, di cui all’articolo 19, l. n. 74/1987, trova applicazione anche se sono trascorsi più di cinque anni tra il decreto di omologa del tribunale e la stipula dell'atto notarile di esecuzione, in quanto né il decreto di omologa, né la normativa fiscale prevedono termini entro cui dare esecuzione all'accordo, a prescindere dalla natura dei diritti (nel senso che si può trattare anche di diritti formalmente diversi da quelli originariamente inseriti nell'accordo) (risposta interpello 25.11.2019 n. 493); nonché che,

- decade dalle agevolazioni prima casa il contribuente che procede al trasferimento infraquinquennale ad un terzo della casa acquistata con le “agevolazioni prima casa” nell’ambito di un procedimento di separazione consensuale davanti all'ufficiale dello stato civile (ai sensi dell’articolo 12, D.L. n. 132/2014), posto che siffatto procedimento "non può contenere patti di trasferimento patrimoniale", cosicché non trova applicazione l'esenzione di cui all'articolo 19, l. n. 74/1987.

 

Elisabetta Smaniotto - Avvocato in Bologna